Cosa sono le Bambole Reborn

Le bambole Reborn, in italiano tradotte letteralmente come “bambole rinate”, cioè nate due volte, sono bambole in vinile molto realistiche, lavorate artigianalmente per assomigliare il più possibile ai bambini veri. Non sono giocattoli per bambini (essendo infatti per legge vietate a minori di 14 anni), ma creazioni artistiche pensate principalmente per l’ambiente collezionistico, e a seconda del tipo di lavorazione il loro prezzo può variare da centinaia a migliaia di Euro 

Tecniche di “reborning”

La tecnica per la realizzazione di queste creazioni è nata negli Stati Uniti sul finire del secondo millennio ed è in continuo sviluppo e aggiornamento.

Bambola in vinile nel kit e reborn, Donna Lee.

Si può iniziare il processo di reborning in due modi:

  • Reborning Process – Si parte da una bambola giocattolo che va disassemblata eliminando ogni traccia del colore di fabbrica fino ad ottenere un set di testa ed arti neutri, puliti e pronti ad essere sottoposti al reborning.
  • Newborning Process – Si parte da un kit composto di testa ed arti, già predisposto all’applicazione della tecnica. Questi kit sono copie di opere originali di scultori di bambole, spesso sono in serie limitata e, in questo caso, sono provvisti di certificato rilasciato dal creatore del kit.

In entrambi i casi, la bambola o il kit alla fine del processo “rinasceranno”, ovvero diventeranno una nuova bambola.

Preparazione

Si procede preparando il vinile con un accurato lavaggio in acqua saponata per eliminare tutte le impurità derivanti dalla manifattura.

Si passa in seguito alla creazione del colorito naturale della pelle, ottenuto stendendo numerosi livelli di colore, atossici e indelebili, caratterizzato dagli arrossamenti tipici dei bimbi appena nati, dalle vene a fior di pelle, dalle macchiette di latte ed eventuali capillari, da imperfezioni della pelle e da tutto ciò che può rendere maggiormente realistica la bambola: apertura delle narici o inscurimento delle stesse allo scopo di aggiungere profondità.

Segue la rifinitura dei dettagli: viene eseguita un’accurata manicure a manine e piedini, vengono lucidati i punti umidi, come la bocca, ed eventuali sbavature per enfatizzare l’effetto bagnato.

È la volta della cucitura dei capelli, rigorosamente a mano per mezzo di uno speciale ago: vengono inseriti 1 o 2 capelli per volta e fissati all’interno della testa tramite colla. Questo procedimento prende il nome di micro-rooting. Per attuarlo si usa il mohair, soffice appunto come i capelli dei bimbi veri.

Si inseriscono gli occhi e, se la bambola ha gli occhi chiusi, si cuciono le ciglia sempre con la tecnica del micro-rooting, oppure le si applica con un’apposita colla.

Si dipingono le sopracciglia e in seguito, si dota la bambola di un corpo in stoffa articolato, imbottito con fibra sintetica e appesantito con granuli di plastica e micro sfere di vetro, in modo che possa assumere e mantenere le pose dei bambini veri. Anche il peso sarà realistico: una bambola reborn deve restituisce la sensazione di tenere tra le braccia un bambino vero.

Una volta realizzata la reborn, la si veste con abitini da vero neonato, dotandola inoltre di accessori realistici, quali pannolino, ciuccio, peluches ecc. Sovente la bambola viene fotografata e resa disponibile all'”adozione”, cioè alla vendita.

Bambola reborn: cos’è e cosa c’è da sapere

Bambole reborn in vendita: come (e perché) acquistarle?

Che non si tratti di un giocattolo da bambini è già stato detto ma questo non toglie che sia abbastanza semplice trovare bambole reborn in vendita. E il perché – al netto dell’interesse dei collezionisti – è presto detto. Queste particolarissime bamboline, infatti, sono utilizzate anche nella terapia perché – come spiega ancora l’artista romana – “sempre nel rispetto del buonsenso, seguendo il quale è evidente che si tratta di bambole e non di veri neonati, tenere in braccio un Reborn Baby provoca emozioni e aiuta il rilascio di dosi di endorfina, la sostanza presente nell’organismo che aiuta a migliorare l’umore”. Da qui all’utilizzo delle bambole “rinate” nelle terapie il passo è stato breve. A teorizzare la Doll Therapy (o Empathy Doll), infatti, è stata la terapeuta svedese Britt-Marie Egedius-Jakobsson che per prima ha dimostrato come l’utilizzo di bambole (più o meno realistiche nell’aspetto) sia utile nel migliorare il benessere delle persone affette da alcune malattie, come la demenza senile, l’ Alzheimer e alcune patologie psichiatriche caratterizzate da disturbi del comportamento. In tutti questi casi, infatti, l’oggetto-bambola assume, gradualmente, un valore simbolico che permette ai pazienti di riscoprire strategie di comunicazione pre-verbali e – di conseguenza – di canalizzare le energie mentali su attività che, oltre a distrarre in modo sano, permettono di manifestare emozioni che altrimenti rimarrebbero “sotterrate” senza possibilità di sfogo. “Da studi in America, Svezia, Regno unito e da qualche anno anche in Italia – conferma l’autrice del blog Reborn Baby Neverland – si è scoperto che la bambola provoca il rilascio di endorfina, da cui nasce il suo impiego nella Doll Therapy, ma è importante precisare che le bambole non sono una cura di per sé, ma aiutano il paziente a ritrovare uno stato di confort, ed è questo il loro vero beneficio”.